Rituale connesso con la fine del vecchio anno, bruciatura del campo

1)  Riti pagani connessi con il solstizio

2) Riti pagani connessi con l’Equinozio di Primavera

3) Un rituale pagano della romania: la bruciatura dei campi – giorno di mezza estate nel costume popolare romeno



Approfondimento 1.
Riti pagani connessi con il solstizio

Di Museo Regionale di Storia “Academician Jordan Ivanov” di Kyustendil con la collaborazione di EURO INNOVANET srl

 



In mitologia "il più antico" e "il primo" tempo precedono quello empirico-storico. È il tempo della prima, iniziale azione e dell'atto che si riflette soprattutto sui miti relativi al cosmo ed alla creazione dell’uomo.  Il tempo mitico è la prima fonte dei poteri spirituali e magici che, messi in moto mediante i rituali attuati dalle persone, tengono vivo il principio che regola il Cosmo, la natura e la società. 
La vita della società antica, così come di quelle più sviluppate dal punto di vista agricolo, era regolata dalla natura e dai cicli biologici, dalla successione regolare dei ritmi cosmici. Il tempo del mito ha fondato la vita quotidiana della società e dell'individuo. Il mito è garanzia dello svolgimento dei riti considerati come una conseguenza dell'evento mitico.
Durante il solstizio di inverno il sole sorge sempre nello stesso punto per tre giorni. La natura attende una trasformazione, ed anche il tempo sembra essersi fermato. Per le genti antiche questa transizione era drammatica: l'oscurità esultava, e proprio nel momento del suo trionfo arrivava la luce – in quanto da questo momento il giorno iniziava ad aumentare la sua durata. Il sole “nasceva” a nuova vita, cosa che era garanzia di vita non solo per il re – sacerdote supremo, ma anche per la società tutta. I giorni del solstizio invernale erano parte della celebrazione rituale del Dio Sole ed in alcuni casi della divinità suprema locale. I più anziani hanno conservato fino ad oggi il ricordo di miti che appartenevano al mondo dei Sumeri – e che risalgono ad un periodo compreso tra la fine del III e l’inizio del II millennio a.C. e che hanno avuto origine in Mesopotamia, da dove si sono diffusi alla Persia ed a Babilonia. La festa durava 12 giorni ed era dedicata al Dio supremo Marduk. Si ritiene che proprio in questo periodo Marduk lottò con i poteri dell’oscurità e del male; il Dio fu aiutato mediante l’organizzazione di  celebrazioni, sacrifici e offerte rituali. I Persiani credevano che prima dell’arrivo del nuovo anno, il bene ed il male arrivassero insieme, per tale motivo i padroni ed i servitori si scambiavano ritualmente i ruoli. Il 25 Dicembre si celebrava il compleanno della divinità Indo-persiana della luce - Mitra / secondo gli scrittori antichi – il Sole stesso, e, secondo il sacro testo dello Zend-Avesta, satellite del Sole/. Nato da una pietra, Mitra si trasforma in una divinità dei culti misterici che venivano celebrati in caverne e luoghi sotterranei – noti come mitrei. In essi, veniva posto, all’interno di una nicchia, un rilievo raffigurante il Dio che uccide il toro. Dietro all'immagine erano sistemate delle panche di pietra sulle quali i credenti erano soliti sedere durante la sacra celebrazione. Il culto a Mitra si diffuse ovunque nell’Impero romano grazie ai suoi eserciti. Esso venne introdotto nell’attuale territorio della Bulgaria alla fine del II secolo dalle legioni dell’Imperatore Traiano. Tavolette votive dedicate al Dio Mitra vennero trovate nelle regioni dove erano stanziati gli accampamenti militari: Eskus /oggi Gigen/; Nove /nei pressi della città di Svishtov/; a Pautalia /oggi Kyustendil/; Germanea /oggi Sapareva Banya/ ed in altri luoghi ancora.    

Sul territorio dell’Impero Romano la festa era celebrata dal 17 al 24 dicembre. Era chiamata "Saturnalia", in onore del Dio Saturno. Ed il 25 dicembre i romani glorificavano la nascita del Sole e la sua vittoria sull’oscurità. La festa veniva celebrata attraverso dei baccanali, con mascherate chiassose e scambio di doni.  Il solstizio di inverno era di estrema importanza per la mitologia dei traci e dei proto-bulgari. Il Sole in quanto Dio si elevava al di sopra di ogni cosa nella posizione più alta nell'Universo. Le persone credevano che questo fosse il momento in cui  i poteri del caos che avevano impedito il ritorno della luce e della vita dovessero essere nuovamente sconfitti dagli Dei. Quando il solstizio era al suo punto più basso, il Sole era aiutato attraverso amuleti magici e rituali religiosi destinati a rianimare lo Spirito dell'Universo.

Gli slavi adottarono il culto del Sole inteso come divinità complessa dalle molte facce. Nella festa chiamata Koleda, Kolyada Bozhik (che in inglese significa Natale) / 25 dicembre - 6 gennaio / si accoglieva benevolmente il neonato Sole, il Dio del solstizio di inverno. Il Natale simboleggiava la speranza, la gaiezza, le feste. In questo giorno gli slavi cantavano giocose canzoni di Natale e pregavano che il Sole crescesse alla svelta e che portasse presto una buona primavera – detta Yarilo, che portava la vita nuova dopo l'inverno.  Il Natale del calendario degli slavi fu connesso con il ritorno del Sole che gradualmente cresce e porta più luce, rendendo il giorno più lungo. Il Cristianesimo legò tale giorno alla  nascita di Gesù Cristo.

Sino al IV secolo non vi era alcuna festa nel calendario ecclesiastico  dedicata alla nascita di Gesù Cristo. Nel 337 il Papa romano Giulio I pubblicò un editto nel quale il 25 dicembre era riconosciuto come il compleanno di Gesù Cristo. Combinare il "pagano" giorno del Sole con il Natale fu una mossa strategica della Chiesa che aveva compreso che questa festa era inestirpabile. La festività venne introdotta in tutto il territorio dell'Impero romano. L’oggetto della celebrazione è cambiato ma i riti pagani tradizionali sono rimasti,  immutabili nella loro natura.

Oggi, nel calendario bulgaro i giorni compresi tra Natale (dicembre 25) ed il  giorno di S. Giordano (gennaio 6) sono stati chiamati “giorni sporchi" o "giorni sordi." Si concludono con il  Battesimo all’Epifania- il  giorno di S. Giordano.  È il collegamento tra la vita, la morte e, di nuovo, la vita. Il suo equivalente Cristiano è la nascita, seguita dal periodo "sporco" che viene dopo di essa, e dal  battesimo, cioè la seconda nascita (rinascita). Nel giorno di Natale il mondo è rinnovato ma l’oscurità è ancora vicina, ed invisibile creature del male ne possono emergere. Per prevenire i loro danni, si impedisce alle persone di svolgere attività particolari,  come filare e tessere, uscire dopo il tramonto, lavare la biancheria prima di immergere un filo di assenzio nell’acqua,  pericolosa perché non ancora battezzata.

Nella Bulgaria sud-occidentale i mimi - gruppi di uomini mascherati, vanno in giro nei giorni "sporchi." Le persone credono che con il loro aspetto terrifico e con i suoni emessi, essi possano spaventare ed allontanare il male e le malattie. I mimi entrano in tutte le case per portarvi fortuna, fertilità e salute. Il travestimento rituale ha origini in tempi antichi, quando i guerrieri erano soliti indossare la pelle dell’animale totemico per creare un contatto con il mondo eterno, lottare e sconfiggere il male. Si deve dire che gli uomini hanno sempre cercato il loro posto nell'ordine dell’universo ed i riti magici aiutano a "trarre profitto" all'equilibrio della natura.  Le feste connesse con il ritorno del Sole, che inizia già con il giorno di Natale, conoscono un incremento all'equinozio di primavera.                             

 



APPROFONDIMENTO 2.
Riti pagani connessi con l’Equinozio di Primavera
Di Museo Regionale di Storia “Academician Jordan Ivanov” di Kyustendil con la collaborazione di EURO INNOVANET srl

 



Le nozioni di tempo inteso come ricorrenza ciclica di determinate condizioni della natura preordinano la successione di stagioni ed anni. I momenti di transizione dall’inverno all'estate simboleggiano il passaggio dal vecchio al nuovo anno. Essi recano con sé l'idea dell’eterna lotta tra il bene e l’ordine, miticamente connessi con i principi cosmici e solari, ed il male ed il disordine, legati alla terra ed al caos. Ciò spiega l’esistenza di così tante feste invernali connesse con la purificazione e la prevenzione rituali, con pratiche magiche per rianimare la vita, per assicurare la salute, la fortuna e la prosperità in tutto l'anno nuovo. La celebrazione dell’avvento della primavera è un rituale che affonda le sue radici in tempi lontani, ed è ampiamente diffuso in Bulgaria; nella città di Kyustendil rappresenta uno degli eventi più impressionanti della sua storia culturale. La festa, chiamata “Primavera di Kyustendil”,  è celebrata nel giorno dell’equinozio di primavera – il 21 Marzo. Ogni anno in questo giorno vengono organizzati dei festeggiamenti dedicati alla primavera ed alla felicità umana, che hanno per oggetto la venerazione del potere di rigenerazione della Natura.

 

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Rappresentazioni che hanno luogo nel corso della festa



                        

Rappresentazioni che hanno luogo nel corso della festa

Di mattina presto, all’alba, si sale sulla cima della collina sacra della città, chiamata Hisarlaka, dove arriva la primavera, benedice le persone presenti per poi partire alla volta della città. Kyustendil è l'unico luogo in Bulgaria dove l'umore della primavera "si sparge" nei festeggiamenti spontanei delle persone, connessa con l'anticipazione del "revival" della natura ed il risveglio delle forze benevole.

Fortezza di epoca tardo-antica e medievale sulla collina di Hislarala

The spring bears the notion of “nature sorceress” that brings the first waft of the south wind, the worm sunray heating the earth surface and of youth and beauty. All of these is symbolized in the award given to the most beautiful girl who is crowned “Miss Kyustendil Spring” after a competition. The transition from the old to the new year, connected with the nature awakening on the day of the vernal equinox , is represented through a ritual implemented by the previous and the new “Miss Kyustendil Spring”. The “Old Spring” gives the crown and the symbols of the town to the “New One”: the golden key, unlocking all vital powers of spring and the golden apple – a symbol of fertility and generosity of Kyustendil land.

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La “Vecchia Primavera” incorona la “Nuova Primavera” e le consegna i simboli della città. 

La primavera reca con sé la nozione di "maga della natura" che porta il primo soffio del vento meridionale, il raggio di sole che riscalda la superficie della terra, la giovinezza e la bellezza. Tutto ciò è rappresentato simbolicamente in un concorso di bellezza che premia la ragazza più bella, incoronata come "Miss Primavera" di Kyustendil. Il passaggio dal vecchio al nuovo anno, connesso con il risveglio della natura nel giorno dell'equinozio primaverile, è rappresentato in un rituale tratto da quello precedentemente descritto e dalla "Miss Primavera di Kyustendil”. La “Vecchia Primavera” dà la corona ed i simboli della città alla “Nuova”: la chiave dorata, che schiude tutti i poteri vitali della primavera e la mela dorata - simbolo della fertilità e della generosità della terra di Kyustendil.


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Il Fiume Strimone

Gradualmente, il Cristianesimo ha legato questa festa alla festività ecclesiastica dei "Quaranta Martiri", celebrati il 9 marzo, in prossimità delle festività per "la vita nuova della natura." In questo giorno ci si reca nel territorio consacrato ai "Quaranta Martiri", presso una roccia sulla collina di Hisarlaka, portando con sé del pane. Qui vengono accese 40 candele e si svolge il rituale, nato secoli fa’ e mantenutosi in vita sino ad oggi. Si celebra con le fiamme delle candele l’arrivo della primavera. Il pane, come un simbolo della nuova vita rinata e di fertilità, ha ispirato molte leggende. I bulgari dicono che se il primo pezzo di una pagnotta viene messo sotto il cuscino la notte che precede il 22 marzo, si vedrà in sogno colui/ colei sarà compagno/a della propria vita.

 

        

 



APPROFONDIMENTO 3.
Un rituale pagano della romania: la bruciatura dei campi – giorno di mezza estate nel costume popolare romeno
By Lucian Blaga University from Sibiu with the cooperation of EURO INNOVANET srl

 

La Romania ha molti elementi culturali che provengono dalla cultura tradizionale e preistorica, con particolare riferimento al mondo magico ed al potere del fuoco. Uno di questi elementi è una tradizione detta Drăgaica (giorno di mezza estate) o Sânziene (La Fata dai capelli d’oro). Il termine Drăgaica indica una festa che ha luogo il 24 giugno, che coincide, nel calendario cristiano, con la Nascita di San Giovanni Battista. In Transilvania questa festa è chiamata Sânziene. Il termine indica anche una pianta, il Galium verum della famiglia delle rubiaceae, che trova impiego nei rituali ma che possiede anche proprietà speciali, e come tale è utilizzata nella medicina tradizionale rumena.Il termine Drăgaica viene dal bulgaro Dragaica, mentre il termine Sânziene viene dal latino Sancta Diana. Questa celebrazione coincide con il solstizio d’estate.

Il termine designa anche la "fiera" che ha luogo ogni anno il 24 giugno ed il ballo che si fa durante questo evento. Drăgaica è anche il nome della donna che fa da principale protagonista di questo ballo. In alcune aree, si ritiene che Drăgaica abbia dei poteri soprannaturali, simili a quelli delle fate cattive che castigavano chi osava lavorare il  24 giugno. Alcune fonti affermano che gli esseri detti drăgaicele  siano creature reali che danno alle piante il potere di guarire le malattie. Secondo altre interpretazioni, questi esseri avrebbero la capacità di far sì che i semi diano i propri frutti.

 



Foto:http://ro.altermedia.info/religietraditii/sfantul-ioan-botezatorul-dragaica-sanzienele_1419.html

 

In alcune aree si credeva che questi esseri bruciassero i raccolti, mentre altre volte, al contrario, si credeva che proteggessero i raccolti stessi proprio dal fuoco. Ciò che è certo è che in alcuni luoghi nel corso dei riti legati a Drăgaica vengono utilizzate delle torce che bruciano per tutta la notte, e vengono accesi grandi fuochi, dopo di che le ragazze si bagnano nella rugiada.

 

   
Foto from www.gandul.info (http://www.gandul.info/supliment-scoala/noaptea-de-sanziene-tulburatoarea-privire-spre-ursit.html?6456;2400387)

La prima testimonianza scritta al riguardo risale alla fine del XVII secolo: "quando i raccolti sono maturi, tutte le ragazze dei villaggi vicini si radunano e scelgono la più bella tra di loro, che chiamano Drăgaica. Poi la celebrano nei campi con grande pompa, la adornano con una ghirlanda di spighe di grano e molti fazzoletti cerimoniali colorati, e le consegnano le chiavi dei granai." In seguito, Drăgaica va di villaggio in villaggio, cantando e ballando con le sue amiche.
In un gruppo di 5-7 ragazze, solamente una viene scelta, in base a vari criteri, Drăgaica. Essa è adornata con spighe di grano, mentre le altre ragazze vestono in bianco, portano un velo sul viso, sul quale vengono posti i fiori di Drăgaica/Sânziene, e tengono una falce da fieno nelle mani. Appena il seguito di Drăgaica è formato, tutte insieme vanno verso il villaggio ed i campi.
Si ritiene che questa tradizione affondi le proprie radici nella preistoria.  

 

Bibliografia:
Dumitru Pop, Obiceiuri agrare în tradiţia populară românească, ed. Dacia, 1989.
http://www.gandul.info/supliment-scoala/noaptea-de-sanziene-tulburatoarea-privire-spre-ursit.html?6456;2400387
http://ro.altermedia.info/religietraditii/sfantul-ioan-botezatorul-dragaica-sanzienele_1419.html