Le Vie per le acque
Itinerari turistico-culturali del Comune di Manciano

  Introduzione mappa di tutti i percorsi
1 La Fonte del Cerro mappa
2 La Via del Sale mappa
3 La Fonte Leopoldina, La Stellata e Guinzano mappa

Testi a cura di Irene Belli – Foto Massimo Bondi


Introduzione

“Le Vie per le acque” è una rete di sentieri e percorsi ciclabili all’interno del territorio comunale di Manciano, atta a valorizzare gli aspetti naturalistici, archeologici e storici. Il progetto è un lavoro “in fieri”, che vedrà l’immediata realizzazione d’itinerari ciclo-turistici e di tre per trekking, MTB e passeggiate a cavallo, mentre gli altri saranno attrezzati in un momento successivo. Ognuno di questi presenta caratteristiche peculiari, ora idrogeologiche e ambientali, ora archeologiche, ora storiche e antropologiche. Gli stessi percorsi sono costituiti da strade basolate d’epoca romana e d’antiche dogane, conosciute ed utilizzate fin dal XIV sec., essi mostrano, infatti, lo svolgersi della vita e susseguirsi degli antichi popoli nel nostro territorio.

   Protagonista di questa sentieristica è l’acqua, anzi le acque: sulfuree, sorgive, salate. Da sempre, infatti, intorno a loro si formarono agglomerati umani, o furono semplicemente meta di “pellegrinaggi”.

   Ciascun itinerario si trova nei pressi di uno dei paesi (Manciano, Montemerano, Saturnia, Marsiliana d’Albegna, Poggio Murella, S.Martino sul Fiora) del comprensorio comunale, presenta un’”uscita d’emergenza” per raggiungere velocemente, in caso di necessità, la strada provinciale o l’abitato ed è, inoltre, contornato da vecchi poderi e case coloniche, oggi, diventati caratteristici agriturismi e aziende produttive, dove trovare vino, olio extra-vergine d’oliva, miele, formaggi, zafferano, ecc.

   I vitigni coltivati nelle nostre campagne, in generale, sono Sangiovese, ciliegiolo, canaiolo, syrah, alicante, ansonica, malvasia, trebbiano, vermentino che regalano ottimi D.O.C. Le principali cultivar d’olivo sono canino, olivastra, soriolo, olivella, leccino, pendolino, frantoio, moraiolo. Fra i formaggi, o meglio caci (come sono chiamati localmente dal latino caseum), troviamo il pecorino toscano, forme miste di latte di pecora e mucca, qualche produzione di nicchia come il caprino ed il formaggio allo zafferano, fra i caseari ci sono degli ottimi D.O.P.. La lavorazione del latte fu molto importante nella zona fin dai periodi più antichi, come mostrano i frammenti di bollitoi e colini, contenuti nel Museo di Preistoria e Protostoria della Valle del Fiume Fiora e le stesse dogane, strade, da cui scendevano dagli Appennini i pastori con i greggi, sulle quali quindi era praticata la transumanza.




La Fonte del Cerro mappa
TIPO D’ITINERARIO: sentiero adatto per trekking, per MTB e per passeggiate a cavallo
LUNGHEZZA: 7 Km. circa
TEMPI DI PERCORRENZA: 3 ore circa a piedi, 1 ora in MTB, 1 ora a cavallo circa.
DISLIVELLI: 450 slm-275 slm (vedi grafico)
DIFFICOLTA’: medio-bassa

Il percorso parte da Manciano, paese d’origine medievale, che si erge sulla pietra arenaria grigia di tipo “Macigno”, risalente all’Oligogene-Eocene superiore, con lo stesso materiale sono costruite le case ed i vicoli più antichi. Sul punto più alto c’è il Cassero aldobrandesco del XII sec., un tempo struttura difensiva ed oggi sede del municipio, al suo interno sono conservate opere d’arte contemporanea e quadri di Pietro Aldi, pittore mancianese di fama nazionale (1854-1888), ma anche di Paride Pascucci artista mancianese, considerato l’ultimo dei macchiaioli (1866-1954). Sui tetti è facile vedere piccioni selvatici (Colomba livia), taccole (Corpus monedula) e gazze ladre (Pica pica), mentre dal crepuscolo si ode il verso della civetta (Athene noctua) ed il soffio del barbagianni (Tyto alba). Più in basso vi è la torre dell’orologio innalzata nel XV sec., nei pressi della quale sorgeva il palazzo del vicario. Nel centro storico troviamo anche la Chiesa di S.Leonardo, probabilmente risalente al XIV sec., che ha subito numerosi restauri sia in tempi passati, sia nel XX sec., internamente vi è un fonte battesimale del XIII sec. e quadri del Pascucci. Per continuare l’itinerario dobbiamo uscire dal centro storico, attraverso Porta Fiorella, così denominata perché dava verso Firenze, appoggiata ad una torre medievale, ristrutturata da Siena, dopo che nel 1416 occupò Manciano. Nei pressi di quest’ultima si trova il punto vendita della “Casa del Formaggio”, nella cui cantina vengono stagionati formaggi di pecora e salumi di cinghiale (via del Ponticino, 40 tel.0564-629298). Ultima tappa dell’abitato è la Chiesa della Santissima Annunziata, oratorio del XV sec., decorata con affreschi dell’epoca e con “L’Annunciazione” di Pietro Aldi.

Lasciato il paese, il tracciato continua lungo la “Strada Vecchia”, diretta verso i Poderi di Montemerano, ma all’altezza del casale Giacomini incontriamo un sentiero sulla destra, che conduce alla Fonte del Cerro, realizzata nel XVI sec. e alimentata da una polla d’acqua sorgiva. La struttura serviva alla popolazione ed al vicino romitorio di S. Giovanni, oggi completamente distrutto. Dopo aver visitato la fonte, torniamo indietro per prendere una strada sulla destra. Il percorso è circondato da piante tipiche del bosco caducifoglie submontano: roverelle (Quercus pubescens), cerri (Quercus cerris), aceri minori (Acer monspessulanum), aceri campestri (Acer campestre), berretta del prete (Euonymus europaeus), ciavardello (Sorbus torminalis), ecc. Spesso s’incontrano querce secolari, qualche volta “attaccate” dal vischio quercino (Loranthus europaeus). Sui rami degli alberi è facile vedere licheni foliosi e frutticosi, indicatori biologici, che attestano la qualità dell’aria e dell’acqua. Il sottobosco è caratterizzato da ciclamini (Cyclamen hederifolium), viole (Viola odorata), il pungitopo (Ruscus aculeatus), anemoni (Anemone hortensis), asparago selvatico (Asparagus acutifolius), ecc. Interessante è la presenza della “Lambrusca”, ossia della vite selvatica, o meglio “inselvatichita”, infatti, da una Vitis vinifera sativa nasce una Vitis vinifera sylvestris. La viticoltura è una realtà importante nel territorio, come dimostra la “Festa delle Cantine” di Manciano, che si tiene in occasione del Santissimo Crocifisso (intorno al 10 Settembre).

Il viaggiatore può imbattersi nella ghiandaia (Garrulus glandarius), o nel colombaccio (Colomba palumbus), oppure sentire il canto di un picchio verde (Picus viridis). Nelle siepi e nelle folte fronde si nascondono le cinciarelle (Parus caeruleus), le cinciallegre (Parus Major), gli scriccioli (Troglodytes troglodytes), codibugnoli (Aegithalos caudatus), ecc..Presenti, ma rari da vedere, sono gli sparvieri (Accipiter nisus), i falchi pecchiaioli (Pernis apivorus) ed altri rapaci, mentre dopo il tramonto, l’allocco (Strix aluco). Il visitatore può incontrare aculei d’istrice (Hystrix cristata), tracce di cinghiale (Sus scrofa), di capriolo (Capreolus capreolus), ma anche di volpe (Vulpes vulpes), ecc..
Seguitando, il cammino arriva alla S.P. dei Pianetti, che attraversa una splendida campagna, intorno ci sono antichi poderi ristrutturati in accoglienti agriturismi (Podere La Commenda tel. 0564-625070, 0564-620984; Le Fabbre Fattoria Pianetti, produttore d’olio e vino tel. 0564-625116).

Dopo questo tratto sull’asfalto, la segnaletica continua sulla sinistra ed il percorso torna ad essere un sentiero immerso nel verde, che passando nei pressi del Podere Saragiolo (Saragiolo tel.0564-602607) e della “Baroncella” (loc. Saragiolo, tel. 0564-602837), arriva a Montemerano.




La Via del Sale mappa
TIPO D’ITINERARIO: il sentiero è percorribile a piedi, a cavallo ed in MTB
LUNGHEZZA: 15 Km. circa
TEMPI DI PERCORRENZA: 4-6 a piedi, 3 in MBT, 3 a cavallo
DISLIVELLI: 400 m slm.- 80 m. slm (vedi grafico)
DIFFICOLTA’: media

La Via del Sale è l’antica strada percorsa dai benedettini dell’Abbazia di S. Salvatore per raggiungere il mare, fonte inesauribile di sale, essenziale per l’alimentazione e la conservazione dei cibi. L’imperatore Lotario I nel 861 concesse, infatti, ai Monaci il diritto di prelevare gratuitamente i cristalli di cloruro di sodio dalle saline nei pressi della foce dell’Albegna. Essi si valsero di un tracciato già esistente in epoca romana, ampliandolo e costellandolo di celle e monasteri. Il tratto che interessa il nostro itinerario inizia da Montemerano, paese medievale avvolto da numerose leggende, il cui nome compare già in un documento del 896. Il viaggiatore entra nel centro storico attraverso la “Porta del Ponte” (così denominata per la presenza di un ponte levatoio, di cui non si hanno più tracce), riferibile alla seconda cinta muraria del 1407, poco dopo sulla destra trova una salita, chiamata dai locali la “piaggetta”, alla cui sommità c’è la “Porta del Castello”, ingresso al nucleo più antico del paese e parte del primo circuito murario, risalente al medioevo. Sulla piazza del Castello si affaccia il palazzo, che fu residenza dei Conti Aldobrandeschi, poi dei Baschi, successivamente dei vicari della Repubblica di Siena (sotto Siena, nel 1407, fu costruita la torre) e sede del Comune di Montemerano fino al 1783. Proseguendo a sinistra, il visitatore incontra la “Piazzetta del forno”, dove probabilmente era ubicato l’antico forno della comunità, attraverso il Vicolo della Libertà, invece, arriva nei pressi dell’ex Pieve di S. Lorenzo del XII sec., oggi utilizzata dalla Pro loco. Il monumento più importante è senza dubbio la Chiesa di S. Giorgio, attestata dal XIV sec., caratterizzata dal contrasto tra la semplicità esterna e la ricchezza d’opere d’arte all’interno. Le pareti sono, infatti, completamente affrescate da pittori della scuola senese (XV-XVI sec.) e rappresentano scene della leggenda del santo e del drago (da qui è nata la credenza popolare della presenza di questa creatura mitologica nel paese), inoltre, vi sono conservati un polittico di Sano di Pietro del 1458, una scultura in olivo, rappresentante San Pietro e il dossale da altare in legno di pioppo, entrambi attribuiti al Vecchietta, “la Madonna della Gattaiola” di un anonimo maestro di Montemerano. Fuori dalla chiesa c’è la Porta di S. Giorgio (1430 circa), da qui costeggiando le mura quattrocentesche il percorso esce dal paese per continuare in una strada sterrata, ubicata davanti al cimitero.

Il sentiero attraversa la campagna maremmana ed è ombreggiato da roverelle (Quercus pubescens), cerri (Quercus cerris), aceri minori (Acer monspessulanum), marruche (Paliurus spina-christi), ginestre (Sorothamnus scoparius, Spartium junceum), lentischi (Pistacia lentiscus), prugnoli (Prunus spinosa), ecc. Sono presenti anche gli asparagi selvatici (Asparagus acutifolius), la rubia (Rubia peregrina), l’avena selvatica (Avena fatua), cardi (Cirsium vulgare, Silybum marianum), anemoni (Anemone hortensis), fumosterno (Fumaria officinalis), ecc..

Durante il tragitto è possibile vedere il fagiano (Phasianus colchicus), l’upupa (Upupa epops), la ghiandaia (Garrulus glandarius), la tortora dal collare (Streptopelia decaocto), la cappellaccia (Galerida cristata), l’allodola (Alauda arvensis), o qualche orma di cinghiale (Sus scrofa) e di daino (Dama dama), tracce d’istrice (Hystrix cristata), di faina (Martes foina), ecc..
Lungo il cammino ci sono poderi come “Le Murelle”, il cui nome deriva dai ruderi di una villa romana, oggi diventato un’azienda agricola, dove sono prodotti olio, vino, formaggi, salumi ed ortaggi (agriturismo “le Murelle”, loc. le Murelle, tel. 0564-602941), “Poggio Moretto”, in cui è possibile acquistare olio, ortaggi e frutta (agriturismo Poggio Moretto, loc. La Sgrilla, Via Cavallini, 34, tel.0564-602935), il Casale dell’Aldi (loc. La Sgrilla, via Cavallini, 27, tel. 0564-609198), l’agriturismo Ponderosa (loc. Cavallini, 50, tel.-0564-609213), che oltre dell’ospitalità si occupa della realizzazione dell’olio extra-vergine d’oliva, la tenuta Cavallini (agriturismo I Cavallini, loc. Sgrilla, via Cavallini, tel. 0564-609008). Quest’ultima probabilmente esisteva già nel medioevo, al tempo dei benedettini, ma le notizie certe risalgono al periodo del monastero vallombrosano (XVIII sec.).

All’altezza di questa fattoria il percorso procede a destra come strada vicinale asfaltata, che attraversa la campagna, coltivata a cereali e pascolo. Non è raro vedere volteggiare nell’aria rapaci diurni come poiane (Buteo buteo) gheppi (Falco tinnunculus), o saltellare nei campi una lepre (Lepus europaeus). Qui, inoltre, il terreno è formato d’argille più o meno sabbiose, contenenti fossili di microfauna del Pliocene superiore. Dopo il secondo incrocio a destra il tracciato continua, torna di nuovo mulattiera e poi una via vicinale fino alla Fattoria Spinicci. Nei dintorni ci sono gli agriturismi “Da Lorena” (Podere 359, loc. Spinicci-Marsiliana, tel. 0564-606595), “La Tiberia” (Via Spinicci 210, loc. Marsiliana, tel. 0564-606460), “Da Paola” (loc. 369 Marsiliana, tel. 0564-605048), “Casa Egilza” (via Spinicci 203, loc. Marsiliana, tel. 0564-606498).


Il nostro itinerario termina sulla S.P. n.74, mentre “La Via del Sale” proseguiva per Stachilagi e Marsiliana d’Albegna (sentiero che sarà realizzato in un secondo momento), dove si aprivano due direttrici, che portavano entrambe al mare: una verso Le Saline, nei pressi della foce dell’Albegna, l’altra, percorrendo uno svincolo dell’antica Via Clodia, giungeva a Cosa.
L’ “Uscita d’emergenza” è costituita da un percorso ciclabile, denominato “L’Olivo di S.Pietro”, che porta ai Poderi di Montemerano.






La Fonte Leopoldina,
La Stellata e Guinzano
mappa
TIPO D’ITINERARIO: adatto per trekking, MTB e passeggiate a cavallo
LUNGHEZZA: 8,6 Km. circa
TEMPI DI PERCORRENZA: 5 ore circa a piedi, 3 ore in MBT e cavallo
DISLIVELLI: 277 m. s.l.m.-115 m. s.l.m.
DIFFICOLTA’: bassa

Il sentiero inizia da Montemerano e precisamente da una strada di fronte al cimitero, l’attenzione dell’escursionista è subito rapito dalla maestosa bellezza degli olivi (Olea europaea) secolari, che lo circondano e che testimoniano l’antica tradizione dell’olivocoltura, tradizione giunta fino ai nostri giorni, grazie ai due frantoi: il “Torcular” (tel 0564-602029) e il “Bianchi-Lusini” (tel. 0564-602580). Lungo il cammino c’è la Fonte Leopoldina, alimentata da una polla d’acqua sorgiva, denominata così perché in occasione della visita del Granduca Leopoldo Lorena Asburgo fu restaurata, anche se un primo rifacimento lo ebbe già nel 1588. Nei pressi di quest’ultima vi era, fino a qualche anno fa, “L’Olivo del Drago”, albero secolare, dove la leggenda vuole che fosse stata legata la principessa, rapita dal Drago, che infestava Montemerano chiedendo sacrifici umani. Si narra che S. Giorgio ritornando dalle crociate, si trovasse in zona per curarsi le ferite nelle acque di Saturnia e venuto a conoscenza di ciò abbia liberato la fanciulla ed ucciso l’animale. Ogni anno i cittadini ricordano l’evento, rappresentando la “Giostra” del Drago e festeggiando per tre giorni (23-24-25 Aprile).

Lasciata la fonte, il percorso prosegue per S. Maria del Cavalluzzo, piccola chiesa di campagna risalente al XV sec., posta sull’antica dogana per Scansano e continua nella campagna, costeggiando un muretto a secco, che delimita i vigneti e gli uliveti. Il viandante può qui imbattersi in qualche lucertola muraiola (Podarcis muralis), ramarro (Lacerta viridis), o biacco (Coluber viridiflavus), ma anche in una meno innocua vipera (Vipera aspis). Intorno, dalle siepi di rovi (Rubus fruticosus), di rose selvatiche (Rosa pimpinellifolia), di prugnoli (Prunus spinosa), dalle farnie secolari (Quercus robur), dagli aceri (Acer campestre, Acer monspessulanum) e dalle altre piante si ode il cinguettio del passero d’Italia (Passer italiae), della passera scopaiola (Prunella modularis), dell’averla piccola (Lanius collurio), del verdone (Carduelis chloris), del cardellino (Carduelis carduelis), del verzellino (Serinus serinus), ecc.

Il tracciato procede immerso nella campagna e sui poggi vecchi poderi sembrano farne la guardia. Sotto le grondaie di questi edifici è facile trovarvi dei nidi di rondine (Hirundo rustica) e di balestruccio (Delichon urbica), mentre sui tetti il cuculo (Cuculus canorus) ripete il suo inconfondibile verso. Oggi alcuni dei vecchi casali sono diventati degli agriturismi e delle moderne aziende agricole come il “Podere Ainzara”, dove si può acquistare frutta e verdura (agriturismo “Podere Ainzara”, tel.0564-602938), o “La Vecchia Quercia”, che produce olio e marmellate (agriturismo “La Vecchia Quercia”, loc. Marinella-Romitorio, tel. 0564-602007).
A questo punto il viaggiatore arriva alla S.P.n.322, ma i segnali continuano di là dalla strada, attraversando la zona denominata Guinzano, da “guinza”, a causa dei frequenti allagamenti, dovuti alla natura del suolo, qui, infatti, sono presenti argille sabbiose grigie e gialle, depositate durante il Pliocene medio e inferiore. L’itinerario è perciò sconsigliato nelle stagioni piovose.

Arrivato in fondo alla mulattiera il nostro escursionista deve guadare la Stellata, piccolo torrente di un grigio-azzurro particolare, donato dall’acqua sulfurea delle Terme di Saturnia, che affluisce al fosso. Intorno c’è una vegetazione di tipo riparale: canne, salici (Salix alba e Salix viminalis), olmi (Ulmus carpinifolia), noccioli (Corylus avellana), ecc. Nascosti tra le piante è possibile trovare il rospo comune (Bufo bufo), la raganella (Hyla arborea), ma anche la tartaruga (Testudo hermanni) ed altri piccoli animali. In questa zona troviamo le strutture ricettive “La Grada” (loc. Guinzano, tel.0564-602971) e “L’Oleandro” (loc. Guinzano, tel. 0564-602910).


Al turista si presentano adesso due opzioni: girare a destra, guadare nuovamente la Stellata e percorrendo un’antica strada basolata d’epoca romana arrivare alla S.P.n.10 (questo svincolo costituisce “l’uscita d’emergenza”), o proseguire a sinistra fino ad incontrare il sentiero della Provincia ed arrivare a Saturnia. Nel primo caso lungo il tragitto ci sono antichi casali, fra cui l’agriturismo “Il Poggiolo”, produttore d’ortaggi, frutta e vino (loc. Polveraio, tel. 0564-602981), “Il Capannone”, dove si può praticare anche l’equitazione (loc. Pianetti, tel 0564-602982). Essi sorgono su ville romane tardo-repubblicane, legate alla centuriazione del territorio. Nella seconda via, invece, il visitatore è circondato da campi, coltivati a cereali, sopra i quali non è raro vedere volteggiare l’albanella minore (Circus pygargus) e da qualche tempo anche il nibbio reale (Milvus milvus), reintrodotto nella vicina alta valle dell’Albegna, grazie ad un progetto LIFE NATURA Biarmicus. Prima di arrivare in paese c’è l’agriturismo, “Il Torrione”, dove trovare vino ed olio (Loc. Fonte Buia, tel. 0564-601012).

Subito fuori le mura dell’antica città romana c’è una vecchia fonte, Fonte Buia, alimentata da acqua sorgiva, citata in documenti del 1546. Entriamo a Saturnia da nord, attraverso un varco nelle mura, dove si trovava la Porta Fonte Buia. L’abitato, secondo uno storico romano, costituisce l’insediamento più antico d’Italia, le tracce archeologiche ci parlano di frequentazioni dell’età del Bronzo e di un centro etrusco, il cui nome era presumibilmente Aurinia, che subì intorno nel III sec. a.C. incendi e distruzioni, causati dalla conquista romana di Vulci nel 280 a.C..Ma è al periodo romano che risalgono i principali ruderi e l’attuale nome del centro. All’interno sulla destra si trovano inglobati nelle case i resti delle mura d’età sillana, più avanti in Via Aldobrandeschi, c’è un pilastro con due semicolonne doriche addossate del I sec a.C., riferibile ad un edificio pubblico. Piazza Vittorio Veneto era il punto d’incrocio del cardo e del decumano, da dove partiva la suddivisione della piccola “urbe” in isolati, oggi sono qui raccolte epigrafi tardo-repubblicane ed imperiali, su cui sono incisi anche gentilizi etruschi, ma ci sono anche moli oleari. La spremitura delle olive è una pratica ancora viva nel territorio, come testimonia il frantoio in Via Mazzini (tel. 0564-601314). Le mura poligonali risalgono al III sec a.C., quando Saturnia era Praefectura, ma furono rinforzate nell’epoca sillana e di nuovo restaurate sotto il dominio senese (1454-1464). Sempre romana è la cisterna in Via Mazzini, chiamata localmente “Bagno secco”, realizzata in opera cementizia e rivestita di coccio pesto.La rocca sorse nel XII sec. su un castellum aquarum, ma l’immagine che vediamo oggi risale al 1924, quando la famiglia Ciacci la trasformò in residenza privata. L’aspetto più interessante di Saturnia è la Via Clodia, antica strada basolata, nei pressi della Porta Romana (XV sec.), che collegava il paese all’Etruria meridionale, a Roma ed attraverso uno svincolo con l’Aurelia. In Piazza Diaz troviamo la Chiesa di S. Maria Maddalena ed al suo interno la tavola di Benvenuto da Giovanni raffigurante la Madonna con il Bambino, S. Sebastiano e la Santa patrona (XV sec.). Ultima tappa è il Museo Archeologico, dove sono conservati materiali etruschi e romani (Via Italia, tel. 0564-601550).

La meta finale del nostro itinerario è quindi Saturnia, da cui passava la Dogana (strada facente parte della transumanza). Già nel XIV sec. l’Albegna, infatti, costituì il confine naturale della terza rendita o tempo delle Dogane dei Paschi di Siena, ossia della zona in cui dal giorno della “Calla” (conta del bestiame), fino al 15 gennaio, i pastori romagnoli ed altri potevano far pascere i loro greggi. Successivamente (dal 1419), durante il quarto tempo, dal 16 gennaio al 30 aprile, essi potevano varcare il fiume e portare gli animali nei pascoli recentemente acquistati da Siena. Spesso questi visitatori stagionali compravano delle case in paese, ma è nel XVIII sec., con il Granducato dei Lorena, che le terre del governo e delle comunità locali furono vendute sia ai cittadini, sia ai pastori del Casentino. L’allevamento è un’attività importante ancora ai nostri giorni, tanto che ogni anno a Saturnia ci sono delle manifestazioni ed eventi, legati al formaggio (“Zio Cacio”, il sapore della tradizione, Maggio).